J. ha preparato, nella sala comunale, sei tavoli con un cartellone su ognuno di essi, con scritto un topic di particolare rilevanza (es. quali sono le sfide del lifelong learning) e vari cartoncini con forme diverse. Ogni tavolo poteva ospitare sei persone. Il compito era discutere il topic, e poi spostarsi nelle altre postazioni in modo randomico, e continuare a dialogare su un altro argomento, partendo dagli appunti lasciati sui cartoncini dai colleghi che ci avevano preceduto. Eravamo al secondo turno di spostamenti e stavamo discutendo su cosa migliorare all’interno delle nostre istituzioni.
Eravamo una collega croata, uno spagnola, una norvegese e un’irlandese. Stavamo discutendo sull’importanza di avere un protocollo di accoglienza, quando la collega norvegese ci ha chiesto, stupita: “What about the teachers? You forget the teachers!” E gli insegnanti? Vi dimenticate degli insegnanti!
Ci rendiamo conto che nessuno di noi aveva pensato a sé in termini di benessere, bisogni e inclusione. “If you don’t feel well and comfortable, how can you perform at your best?” Se non ti senti bene e a tuo agio, come puoi rendere al meglio?
Ci concentriamo spesso sulla nostra performance lavorativa, ma raramente su noi stessi come persone, con fragilità, aspettative, necessità e potenzialità da esprimere.
La collega croata osserva ridendo che anche solo avere una pausa ogni due ore, per poter davvero staccare, farebbe la differenza. A quel punto una docente spagnola, piena di energia e impazienza, ribatte: “Pero yo puedo enseñar por 4 horas sin pausa.” Però io posso insegnare per 4 ore senza pausa.
La collega norvegese le sorride con dolcezza e risponde con calma: “But you aren’t the average teacher, it’s wrong to think about teachers like superheroes without needs. We are all professionals but we aren’t robots. However, you know that in order to deepen neurodivergence topic like dyslexia I got paid.” Ma tu non sei un’insegnante media, è sbagliato pensare agli insegnanti come a supereroi senza bisogni. Siamo tutti professionisti ma non siamo robot. Tuttavia, sai che per approfondire la conoscenza delle neurodivergenze come la dislessia sono stata pagata.
Segue un momento di silenzio e incredulità su quel “I got paid”.