
I suoni delle lingue, le consonanti singhiozzanti, le vocali urlanti, le semivocali liquide che scivolano fluide tra le esplosioni delle occlusive e i restringmenti del respiro. Juan ci accoglie nella sua classe: i suoi studenti sono migranti, tutti provenienti dal Marocco. Se nella nostra scuola il 90% dei nostri discenti sono stranieri, nel Ceper Cehel lo sono solo il 50%. Juan rilancia sempre nella loro lingua materna, creando ponti invisibili: lui impara l’arabo e gli studenti lo spagnolo andaluso. La varietà di spagnolo per cui la “s”, classificata nell’IPA come fricativa alveolare sorda, scompare nello scontro con le consonanti e si perde alla fine, senza mai più far ritorno: così tutto diventa /eˈpaɲa/ invece di /esˈpaɲa/ e /ma/ o /ˈmeno/ invece di /mas/ o /ˈmenos/. Ma, per la legge del conservatorismo ortografico, rimane ferma solo nel gesto grafico. La bellezza di una lingua si snoda anche attraverso le sue divergenze e peculiarità. Cosa ne pensi?
He encontrado que aplicar esto de manera práctica puede ser muy beneficioso. Buen aporte.